Pieve di Piobesi


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Il ciclo firmato da Giovanni Beltrami

I cicli pittorici

Un pittore misterioso. Nel 1970 furono staccati da una delle navate cinque grandi affreschi datati e firmati dal pittore Giovanni Beltrami di Pinerolo. Tali opere furono riportate su tela ed sono oggi conservate presso la Galleria Sabauda di Torino. Nella navata sinistra, il Comune di Piobesi ha fatto porre una riproduzione fotografica a grandezza naturale delle opere.
La data apposta sull'affresco è scarsamente leggibile. Alcuni critici vi leggono un 1414, mentre la storica dell'arte Andreina Griseri propose di posticipare il riquadro con "La Predica di S. Bernardino" al 1444, anno della morte del santo. Alcuni critici riconducono gli affreschi all'ambito di Jacopo Jacquerio, il più importante pittore piemontese del XV secolo, attivo alla corte dei duchi di Savoia, la cui presenza è documentata anche presso il castello di Carignano. Facendo alcuni confronti con le prime pitture di Jacquerio, eseguite nell'abbazia di S. Antonio di Ranverso, e con le decorazioni del presbiterio di S. Pietro a Pianezza, le opere piobesine andrebbero collocate non oltre l'inizio degli anni '20 del '400.
Le scarse notizie documentarie attestano che un Giovanni Beltrami abitava a Pinerolo nel 1428, di fronte alla chiesa dei Frati Minori. In Pinerolo è ancora nominato in documenti del 1433 e del 1441; forse apparteneva alla famiglia di Bertramino de Mediolano Pinctor morto nel 1369.

Il committente.
L’iscrizione sottostante gli affreschi indica il nome dell’autore delle pitture, Giovanni Bertrami (Beltrami) pictoris de Pinerolio (Pinerolo), che avrebbe ricevuto la committenza di un certo Antonio, figlio di un Bartolomeo. Lo stemma presente nell’affresco è della famiglia Novelli di Saluzzo, forse i committenti dell’opera (un Novelli fu investito di un beneficio nella chiesa di S. Giovanni, per tradizione di patronato dei Piossasco de Rossi; un Antonio Novelli risiedeva nel 1428 a Pinerolo, vicino alla casa di Bertramino de Bertraminis, probabile discendente dei pittori Bertramino, ivi domiciliato nel 1351, e dei suoi figli Giorgio e Leonardo.
Le opere. Gli affreschi staccati raffigurano: la Deposizione dalla Croce; il Martirio di san Bartolomeo; Nicodemo che apre la tomba di Cristo; il Martirio di Santa Caterina d'Alessandria; la Predica di San Bernardino da Siena. Il primo affresco, la Deposizione, richiama opere di impostazione fiamminga, con la efficace rappresentazione dolente di Maria, della Maddalena, di Giovanni e di una pia donna. Il personaggio che scende dalla scala appoggiata alla Croce, dopo aver rimosso i chiodi che reggevano Gesù, dovrebbe essere Nicodemo, come testimoniata dai Leggendari medioevali. Lo stesso Nicodemo, ricompare nel riquadro vicino, colto nell’atto di scoperchiare la tomba di Cristo: solo dopo averla trovata vuota, si sarebbe avvicinato agli Apostoli, vincendo la sua ritrosia e la sua paura, e testimoniando poi col martirio la fede: anche questa immagine è tratta dalle Leggende medioevali. Di grande effetto il Martirio di San Bartolomeo, che viene scuoiato vivo su un bancone da due sgherri, ai quali la pietà popolare ha distrutto i ghigni feroci. Tratta dalla Legenda Aurea di Jacopo da Varazze è invece la rappresentazione del Martirio di Santa Caterina d'Alessandria, posta tra due ruote dentate; un angelo, scendendo dall'alto, reca una spada che distrugge gli ingranaggi dello strumento di tortura ma servirà a decapitare la santa. Infine, la complessa ed affollata Predica di San Bernardino da Siena, che si rivolge da un pulpito al popolo, ai nobili, ai cardinali e a tre pontefici. San Bernardino fu molto venerato nel territorio; poco prima della morte avrebbe predicato anche a Carignano, secondo una tradizione tramandata dalle monache clarisse di quella città, che gli vollero erigere una cappella nella loro chiesa, dotata nell'agosto 1471 - cioè ventun anni dopo la canonizzazione operata da Papa Niccolò V - di ben 10 fiorini d'oro dal nobile Costanzo Bellotto. Nella raffigurazione piobesina, curiosamente compaiono tre pontefici; potrebbero essere i personaggi che in qualche modo influirono sulla figura del predicatore: Martino V, che dopo il 1426 gli concesse la facoltà di predicare, Eugenio IV che nel 1432 tornò ad approvare la predicazione e il famoso “trigramma” (ossia il simbolo eucaristico, che Bernardino utilizzava nelle piazze) e Niccolò V, che procedette alla proclamazione di santità a soli sei anni dalla morte di Bernardino.


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